Chi non ha mai passato un pomeriggio a giocare con la playstation o a sfidare i propri amici a battervi a Mario Kart? Dietro ad un videogioco c'è un mondo che nemmeno immagini e noi siamo qui per farti scoprire i retroscena nella creazione di questo universo.
La storia dei videogiochi si è sviluppata molto velocemente e in circa oltre mezzo secolo sono diventati un pilastro nell'industria dell'intrattenimento. Partendo però dall'inizio si può parlare di primo videogioco verso la fine degli anni 40’; quando Thomas T. Goldsmith Jr. e Estle Ray Mann progettano il primo videogioco giocabile su un tubo catodico. Il sistema si ispira ai radar della seconda guerra mondiale, il dispositivo simula un proiettile di artiglieria che si dirige verso i bersagli su uno schermo, controllato dal giocatore regolando le manopole per cambiare la traiettoria. Non dimentichiamoci che pochi anni dopo A.S. Douglas crea OXO ovvero la versione grafica del gioco del tris, giocabile su EDSAC, uno dei primi computer elettronici digitali che utilizza sempre un tubo catodico come schermo. Non possiamo non parlare anche del gioco Tennis for two, giocabile da due persone dove il campo da tennis è visto lateralmente visualizzato su un oscilloscopio. Questi primi prototipi di videogiochi sono strettamente legati al mondo universitario e di conseguenza non escono mai da questo ambiente, rimanendo così dimenticati.
Negli anni Sessanta, i videogiochi iniziano a uscire dai laboratori universitari e finiscono per diventare fenomeni di massa più accessibili. Un esempio è Spacewar sviluppato nel 1962 da un gruppo di studenti del MIT, tra cui Steve Russell. Questo gioco, in cui due astronavi si sfidano nello spazio cercando di colpirsi a vicenda, è considerato uno dei primi veri videogiochi digitali, giocabile su il nuovo computer DEC e ha un impatto enorme sulla generazione successiva di sviluppatori.
Negli anni Settanta assistiamo alla nascita dell’industria videoludica vera e propria. Nel 1972, Ralph Baer lancia il Magnavox Odyssey ovvero la prima console domestica per videogiochi, che permette di giocare a semplici giochi come il tennis e il ping pong direttamente sul televisore. Nello stesso anno Nolan Bushnell fonda Atari e pubblica Pong, un gioco arcade ispirato al tennis da tavolo che diventa subito un successo sul mercato. Questo segna l’inizio dell’era delle sale giochi, che si svilupperà nel decennio successivo. Sempre in questa decade iniziano i primi dibattiti riguardanti la violenza gratuita nei videogiochi, scaturiti con l'uscita del videogioco Death race che consiste nell’investire con l'auto dei gremlins simili a dei pedoni.
Negli anni Ottanta, i videogiochi iniziano davvero a diventare parte della cultura popolare. Le sale giochi diventano il punto di ritrovo per intere generazioni, dove si possono giocare titoli Pac-Man, Donkey Kong, Space Invaders e Galaga; dei videogiochi iconici anche tutt'ora. Tuttavia verso la metà del decennio, il mercato americano è colpito da una crisi profonda: troppi giochi di bassa qualità e console incompatibili tra loro portano a un crollo delle vendite. A risollevare le sorti del settore è Nintendo, che nel 1985 lancia il Nintendo Entertainment System (NES) insieme a Super Mario Bros e successivamente The Legend of Zelda e Metroid riuscendo a portare come priorità la qualità e riuscendo così a riportare fiducia nei videogiochi.
Negli anni Novanta, la tecnologia fa un salto in avanti con l’introduzione della grafica 16-bit e poi 3D. Il mondo dei videogiochi entra in una nuova fase, in cui le console diventano più potenti, la grafica migliora notevolmente e i giochi iniziano a esplorare generi sempre più vari. Si accende una aspra rivalità tra Sega e Nintendo, con da una parte il riccio blu Sonic e dall'altra l'idraulico in salopette Mario. Ma la vera novità accade nel 1994 con la Sony che fa uscire la prima PlayStation, rivoluzionando il mercato grazie ai CD-ROM. L’uso dei CD al posto delle cartucce permette di creare giochi più lunghi, con filmati, colonne sonore di maggior qualità e mondi tridimensionali. Con l'uscita della prima PlayStation seguono titoli come Final Fantasy VII e Metal Gear Solid. Verso la fine del decennio, con l’avvento di internet, si iniziano a vedere anche i primi esperimenti di gioco online.
Con l’arrivo degli anni Duemila, il gioco online si inserisce nel mercato grazie a connessioni internet più veloci. Microsoft entra nel mercato con l'Xbox, introducendo Xbox Live, contemporaneamente Sony e Nintendo progettano nuove uscite di console come PlayStation 2 e GameCube. I PC diventano piattaforme sempre più importanti, con giochi come World of Warcraft e The Sims. A metà del decennio, Nintendo rivoluziona il mondo videoludico con la Wii, puntando su un gameplay basato sul movimento e accessibile a tutte le età.
Negli anni Dieci, il gaming si espande su smartphone e tablet: Angry Birds, Clash of Clans e Pokémon GO portano il mobile game ad un fenomeno globale. Le console di nuova generazione, come PlayStation 4 e Xbox One, puntano su grafica realistica e servizi online. Intanto, la realtà virtuale (VR) e la realtà aumentata (AR) iniziano a svilupparsi, attraverso dispositivi come Oculus Rift e PlayStation VR.
Oggi, negli anni Venti del XXI secolo, i videogiochi sono una delle industrie più redditizie al mondo, con un valore che supera i 100 miliardi di dollari. Le console di ultima generazione come PlayStation 5 e Xbox Series X offrono prestazioni paragonabili ai PC da gaming, mentre il cloud gaming (come Xbox Cloud Gaming e NVIDIA GeForce Now) promette di rivoluzionare l’accesso ai giochi. Inoltre, il fenomeno degli esports ha trasformato i videogiochi in veri e propri sport competitivi seguiti da milioni di spettatori.
Ma chi come si crea un videogioco? Ma soprattutto, chi lo crea? La creazione di un videogioco è spesso un processo collettivo, che richiede la collaborazione di figure diverse, tutte indispensabili per far diventare un'idea in realtà.
Il primo ruolo che viene in mente è quello del game designer, spesso considerato il “regista” del videogioco. È lui che immagina le meccaniche di gioco, stabilisce le regole, progetta i livelli e definisce l’esperienza complessiva del giocatore. Il game designer deve essere capace di bilanciare libertà e struttura. Senza una buona progettazione, ogni gioco rischia di risultare noioso o frustrante.
Accanto al designer troviamo i programmatori. Sono loro che scrivono il codice che fa funzionare tutto: dal movimento dei personaggi alla gestione della fisica, dall’intelligenza artificiale dei nemici alla logica dei menu. I programmatori devono conoscere specifici linguaggi e spesso lavorano con motori grafici come Unity o Unreal Engine. Il loro compito è trasporre le idee in realtà, rendendo possibile ciò che il designer ha immaginato.
Ricordiamoci degli artisti digitali che si occupano di creare l’aspetto grafico del gioco, modellando personaggi, ambientazioni, oggetti e animazioni. Alcuni si specializzano nella concept art, altri nella modellazione 3D, negli effetti visivi o nell’illuminazione. Il loro lavoro è fondamentale per dare al gioco una personalità visiva, capace di catturare l’attenzione del giocatore fin dal primo sguardo.
Un altro elemento spesso sottovalutato ma molto importante è il suono e di ciò se ne occupa I sound designer e i compositori, che creano l’universo sonoro del gioco: effetti, musiche, atmosfere. La musica riesce a trascendere, anche senza parole, le emozioni e tutto questo fa immergere ancora di più il giocatore nel gioco virtuale.
Il gioco deve essere poi testato prima di essere pubblicato e ciò avviene attraverso il team di Quality Assurance (QA), che ha il compito di individuare bug, errori e problemi di bilanciamento; Il loro ruolo è essenziale per rendere il gioco fluido.
A coordinare tutto questo c’è il produttore o project manager, che gestisce tempi, risorse e comunicazione tra i vari reparti. Tale figura è essenziale per la realizzazione di un progetto.
I videogiochi sono principalmente composti da due cose, ovvero gli asset e lo script. Gli asset sono cose come personaggi, file audio e la scenografia che compongono la scena. Lo script serve invece a dare istruzioni agli asset sul come comportarsi. Ad esempio quando premi un tasto e il personaggio salta, quello è lo script che dà un'istruzione all'asset. Quando si programma un videogioco bisogna essere molto precisi, perché l'asset in pratica sfrutterà qualsiasi cavillo ci sia in quello che lo script gli dice di fare: mettiamo che un programmatore si dimentica di scrivere un codice che fa in modo che il personaggio non possa passare attraverso un muro, se non gli viene specificato il contrario, l'asset passerà attraverso il muro. Inoltre in pratica metà del tempo nello sviluppo di un videogioco è speso a creare gli asset se non li si compra, e l'altra metà a programmare.
Le fasi dello sviluppo dei videogiochi, sia che ci lavorino più o meno persone, resta simile.
Il lavoro è diviso in tre fasi principali: la pre-produzione, la produzione alfa e la produzione beta. Con la pre-produzione si iniziano a buttare giù le idee per il videogioco che si ha in mente come il genere, le meccaniche principali, e la storia se ce n'è una. Prendiamo super Mario: la storia principale è che la principessa Peach viene rapita da Bowser e Mario deve salvarla. Mentre alcuni esempi di meccanica sono che se salti su un nemico gli fai danno, o che se tocchi la bandiera finisci il livello.
La fase successiva è chiamata GDD, che sta per Game Design Document. È un documento che contiene tutte le meccaniche del gioco principali e secondarie, la storia e le concept art, che serve come punto di riferimento a tutto il team di sviluppo.In questo modo chi lavora da solo non rischia di dimenticarsi idee, dato che la produzione di un videogioco può richiedere mesi o addirittura anni, e a chi lavora in gruppo di avere tutto sotto mano senza dover continuamente chiedere informazioni agli altri.
Il passo successivo è la prototipazione con la quale si crea una piccola versione del gioco, non definito, ma con tutte le meccaniche principali, che serve a verificare che l'idea iniziale funziona. Così se ci si rende conto che il progetto non è realizzabile in un certo modo non si spreca tempo a ridefinire meccaniche che poi non andranno utilizzate. Allo stesso tempo se lo sviluppatore ha un'artista, questo inizia a creare uno stile per il gioco, perché tutti gli asset visivi, come personaggi, oggetti, e scenografie, andranno realizzate con questo; ad esempio la grafica realizzata a mano di Bye Sweet Carole (2025) ricorda molto quella dei classici della Disney. Altrimenti in sua mancanza è possibile comprare grafiche ed effetti sonori su piattaforme apposite.
Fatto tutto questo si passa alla produzione alfa, in cui si crea una versione più completa del gioco, con tutte le meccaniche principali e secondarie implementate ed asset grafici basilari, ma ancora mancanti di animazioni ed effetti. Questa versione del gioco è fatta principalmente per rimuovere bug, e bisogna farlo testare a dei giocatori che non siano i programmatori stessi in modo da trovare più errori possibili.
Infine si ha la produzione beta, in cui si ridefinisce il gioco, aggiungendo tutto ciò che prima mancava come animazioni, musiche, effetti sonori e testi. Gli asset grafici vengono migliorati, ad esempio se nella versione alfa quando premi un determinato tasto appare un testo che ti dice cosa succede, nella versione beta invece si mette un animazione. A questo punto il gioco è pressoché finito, ma è spesso possibile individuare bug sfuggiti ai tester anche dopo il rilascio del gioco.
Inoltre alcuni giochi presentano anche delle parti a "filmato", che di solito servono ad introdurre il giocatore alla storia del gioco. Per esempio, in Subway Surf, nella schermata home del gioco si vede il personaggio che fa dei graffiti con le bombolette sul vagone di un treno, e quando si preme play arriva un poliziotto che inizia ad inseguirlo. Anche se la corsa nel gioco non ha mai fine, questo dà al giocatore un motivo perché il personaggio sta correndo sui binari schivando treni e saltando ostacoli. In alcuni giochi queste scene vengono realizzate in Motion capture, ovvero si assume un attore che reciti il personaggio e gli si fa indossare una tuta speciale in modo che i movimenti fatti da questo possano essere replicati dall'avatar all'interno del gioco. Di solito questo tipo di scene servono a far andare avanti la storia, specialmente nei giochi incentrati su di essa.




