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Premio Strega: 80° edizione
Anche quest’anno nel mese di luglio arriveranno i nomi delle vincitrici e dei vincitori del premio letterario più famoso d’Italia. 80° premio dice il manifesto, quasi una vita aggiungono
Asia Vicentino | 10 maggio 2026
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Il Premio Strega nasce il 17 febbraio del 1947 dall’idea di dare vita a un nuovo premio letterario che potesse contribuire nella rinascita culturale dell’Italia del dopoguerra. Maria Bellonci, la fondatrice, grazie anche al mecenatismo del marito, Guido Alberti, danno vita a un progetto che nasce in seno al gruppo degli Amici della domenica, oggi ancora membre e membri della giuria. Strega romanzo, Strega Poesia, Strega Europeo, Strega Saggistica e Strega ragazze e ragazzi sono le categorie, la lista finale ne comprende 12 e le sessioni di voto sono due: giugno, con la cinquina finalista, e luglio per le vittorie.Sin dalla nascita, il Premio si è voluto presentare come indice dell’umore culturale del Paese, dei suoi gusti letterari: i libri che vincono sono testi che raccontano l’Italia, documentano la lingua, i cambiamenti e le tradizioni. Le vittorie incoraggiano i lettori e le lettrici a leggere loro stessi e il presente attraverso la narrativa contemporanea. Il libro deve essere prima di tutto uno specchio dell’anima.

I dodici libri candidati per la narrativa italiana: l’autrice più anziana ha 94 anni ma la più giovane 20. Melania Mazzucco, scrittrice contemporanea, annuncia le opere proposte dalla giuria e aggiunge: «L’elemento più rilevante di quest’anno è il ritorno del romanzo. Il ritorno della storia, e delle storie, e la parallela contrazione di narrazioni autobiografiche, memorie familiari e/o di auto-fiction, che avevano invece prevalso nelle recenti edizioni. Si tratta di romanzi che possono essere definiti, con qualche distinguo, storici. Spesso il personaggio dello scrittore, o della scrittrice, agisce come testimone/cronista/investigatore di eventi e fenomeni collettivi. Ma c’è anche lo scrittore in quanto tale, alle prese con un mestiere indefinibile, con le crisi d’ispirazione, il successo o il rifiuto del mercato editoriale, è indubbiamente il protagonista di questa edizione.
Rilevante è anche il ritorno del lavoro – tema carsico della letteratura italiana, che riemerge con ciclicità sussultoria. Si ripresenta il racconto del sesso. Che si aggiorna alla contemporaneità. In un anno in cui risorge il gioco letterario, pure combinatorio e gratuito, il sonnambulismo come impostura si propone quale metafora della letteratura.»

  1. Maria Attanasio, La Rosa Inversa (Sellerio).

“Una Yourcenar siciliana”, scrive Nadia Terranova su La Stampa. Maria Attanasio ha passione storica, gusto per la ricerca e sensibilità inventiva. Il romanzo percorre il Settecento, siciliano e non, tra rivoluzioni, Illuminismo, massoneria e restaurazione. C’è uno scenario principale, Caltagirone, un’immaginaria Calacte, un luogo che per l’autrice è un “destino di scrittura”.

  1. Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia (Quodlibet).

Autobiografia e non solo. Ma poi siamo sicuri che le autobiografie che ci scriviamo siano il racconto della nostra vita e basta? Libro di avventure di Gianni Celati ed Ermanno Cavazzoni, sulla loro vita, sul cammino fatale verso la fine quando il tempo concesso scade. Un antidoto contro qualsiasi atteggiamento insincero, nella vita come nell’arte, proprio per oggi che si sgomita tanto per gli sproloqui in vetrina.

  1. Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori).

Napoli. L’orrore. Il sangue. Forse la salvezza. Testo proposto da Roberto Saviano, anche Ciabatti si prende carico del racconto della camorra napoletana e lo fa costruendo un’inchiesta giornalistica tra colloqui con il boss e ricerche sul passato. Si presenta come un romanzo ma è una biografia ma la pratica di poetica romanzesca che scioglie una biografia in un’autobiografia come ogni giornalista si trova a fare quando racconta. E Saviano lo sa bene che per raccontare di mafia, si racconta prima di tutto con il proprio corpo. Tra criminale e tormento, una lettura sul caldo italiano.

  1. Mauro Covacich, Lina e il sasso (La nave di Teseo).

Una bambina, sua mamma e la periferia romana. Un nuovo compagno e anche la sua ex. Il romanzo è geometricamente in equilibrio, c’è chi lo chiama “favola moderna sulle combinazioni imprevedibili dei sentimenti”. Il centro rimane una bambina, che è soprattutto un universo, una luce irradiante che brilla tra i personaggi adulti, fragili nel loro essere tali. L’amore è mente e corpo e l’equilibrio sembra impossibile.

  1. Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi).

Finale perfido dice Einaudi nella sinossi. Degli amici del liceo siglano un patto in cui si interrogano sul destino. Sarà già scritto o meno? Il tempo della scuola è l’unico a rimanere immobile, se si è veri amici, lo si rimane anche dopo trent’anni, ma il demone della competizione e il miraggio di un premio favoloso moltiplicano le variabili della vita. Mari sembra divertirsi nello svelare il malvagio divertimento delle pulsioni che si nascondono dietro l’amicizia. Per tutto il romanzo vale il contrario del proverbio: chi perde un amico trova un tesoro.

  1. Matteo Nucci, Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli).

Amare sempre, per sempre. Lottare per la giustizia con tutto l’amore che c’è. Non c’è altro da fare. Al porto del Pireo, nell’estate greca calda del 415 a.C. su un masso sono seduti 4 bambini, uno ha lo sguardo assetato di giustizia e felicità. Socrate e l’eros due pilastri dell’anima, diversi ma uguali: Platone prende una strada retta e tortuosa perché eros è amore sensuale con ragazzi lascivi e uomini dalla mente brillante ma anche passione sublime e totalizzante.

  1. Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi).

Il diario di bordo di una mente smarrita che sempre, sempre, prova a salvarsi. Ad oggi è possibile scrivere un “viaggio dell’eroe”? Ulisse è ammuffito, strozzato dalla nostra stessa forza autodistruttiva. Le visioni e le allucinazioni accompagnano il protagonista nella guerra passiva contro il proprio inferno personale. C’è chi lo chiama romanzo di deformazione. C’è chi scrive che nessuno scrive così in italiano, perché ogni lingua porta con sé dei miti già detti, sarà questo uno nuovo?

  1. Blanca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani).

Romanzo sul potere del pensiero femminile. In una città della Sardegna, Ofelia Rossi, rinominata “sonnambula”, donna sola e fiera, si guadagna da vivere offrendo vaticini per il prezzo di 5 lire. Le donne che chiedono il suo aiuto covano inquietudini e desideri per sé stesse e chi amano ma gli eventi sfuggono anche alla sapiente e il passato torna. Tra visioni misteriose, gotico, picaresco e politico, Pitzorno celebra la fantasia, la motrice della scrittura delle nostre vite.

  1. Christian Raimo, L’invenzione del colore (La nave di Teseo).

Un elogio dell’infanzia, del cinema e del Novecento. Un bambino, come fosse Telemaco, insegue le tracce del padre, che il protagonista sa aver inventato qualcosa di grande per il cinema. È sempre rimasto un segreto, ma Christian decide di ripercorrere il Novecento come fosse un lunghissimo racconto proiettato sul grande schermo. Terence Hill, Apocalypse Now, la crisi economica: in Italia la nostalgia può essere anche immaginazione. Alla classe operaia il paradiso, forse, è garantito ma nasconde l’inferno perché non risparmia nessuno. Le generazioni si confidano solo nella difficoltà ma chissà, forse è meglio.

  1. Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma).

4 gennaio 1960 su una Facel Vega muoiono, schiantati contro un platano, l’editore Michel Gallimard e Albert Camus. Il mondo è orfano di uno degli intellettuali più grandi del Novecento, quattro donne sono “vedove” dell’uomo che hanno amato. Le 4 figure femminili sono sole davanti all’ineluttabilità della disgrazia, e pronunciano un discorso sull’amore che trascende certezze morali. La trama dei nostri affetti è sottile, contraddittoria e irriducibile ma l’importante è interrogarsi, forse come avrebbe voluto Camus, crearsi il problema della libertà.

  1. Nadeesha Uyangoda, Acqua sporca (Einaudi).

Temi cui lasciare spazio nella narrativa italiana: straniamento, famiglie vere o immaginate, questioni di classe. L’affresco famigliare italiano di cui si legge è ambientato in Italia e in Sri Lanka, e tratta di ritorni, geografici, onirici e ancestrali. Un romanzo sullo spostamento, la perdita e la ricerca di nuove vite. Si spera sempre di trovare soddisfazione morale e compensazione economica ma è difficile provare a realizzare i propri sogni e la magia e il mito sono quanto più veri che mai.

  1. Marco Vichi, Occhi di bambina (Guanda).

Un’altra Odissea, questa volta quella di una bambina, cui la nonna a 7 anni chiede: “Vuoi andare dalla mamma o vuoi stare qui?”. Gettata nel mondo dei grandi, Arianna sopporta litigi e discussioni ma riesce a vivere anche quello che a una bambina non dovrebbe mai mancare: i giochi, le amicizie, la scuola, lo stupore e la scoperta. Sullo sfondo rimane la sensazione di essere provvisori, di non poter mettere radici da nessuna parte e di dover stare sempre pronti a fuggire. La storia è raccontata attraverso i ricordi di una bambina con un passato fuori dall’ordinario ma i più piccoli hanno evidentemente il coraggio che manca agli adulti.

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