Tutte a casa, il racconto delle donne in lockdown
"C'è un motivo per cui le donne non erano in tv: a casa, oltre a lavorare, badavano anche ai figli"
Pietro Naldi, 17 anni e Alex Lung | 18 March 2021

Pochi periodi nella storia recente possono essere considerati così multidimensionali come quello del lockdown. Proprio la così varia risposta a questo periodo atipico è raccontata nel film documentario Tutte a casa, frutto del lavoro di un collettivo totalmente al femminile e di più di cinquecento donne da tutta Italia, trasmesso l'8 marzo su La 7d.

Il punto di vista femminile

Lo dimostrano anche le statistiche, il lockdown ha colpito - a livello pratico e psicologico - soprattutto le categorie più "deboli". "L'esperienza delle donne è stata diversa: a casa, oltre a lavorare, badavano anche ai figli", spiega Maria Raffaella De Donato, tra le realizzatrici del film, ai microfoni di Zai.net. L'idea del progetto è stata di Cristina D'Eredità, professionista del settore cinematografico, che mossa dalle problematiche che la pandemia ha comportato al suo settore, ha invitato le colleghe a raccontare la "quotidianità atipica" del lockdown. "Ci sono stati inviati 8000 video di donne sparse in tutta Italia, di qualsiasi età ed estrazione sociale: dalla ragazza in DAD alla malata di Covid, dalla dottoressa all'anziana", spiega De Donato, "nel più dei casi si trattava di video-diari quasi quotidiani".

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