Diversi ma uguali
L’ex Presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, parla di uno dei valori fondamentali della nostra Repubblica: “Attenzione a non confondere disuguaglianza e diversità”
Mariachiara Genco, 20 anni | 30 January 2020

Il termine “uguaglianza” è frequentemente dibattuto nella nostra quotidianità. Eppure all’atto pratico non sembra essere compreso. Le riflessioni sul tema vengono scambiate per banale buonismo, e parlandone è facile sfociare nel pietismo. Ma cosa significa realmente? Lo chiedo ad un uomo che ha dedicato la propria vita allo studio dei diritti umani: Giovanni Maria Flick, Ministro della Giustizia con il governo Prodi I e Presidente della Corte Costituzionale dal 2008 al 2009. 

 

Cosa significa uguaglianza, e cosa significa essere eguali davanti alla legge?

Ne parla l’articolo 3 della nostra Costituzione con parole molto belle e impegnative. L’esperienza ci insegna che la legge è uguale per tutti, ma non tutti troppo spesso sono uguali per la legge. Per questo la Costituzione affianca all’uguaglianza formale la pari dignità sociale di tutti, compresi i cittadini stranieri, a cui – in base all’articolo 10 – viene riconosciuto il diritto d’asilo. Questo vuol dire equiparare completamente i cittadini e gli stranieri per quanto riguarda i diritti fondamentali. Non può esistere l’affermazione “prima gli italiani”, e la Corte Costituzionale l’ha ribadito più volte. Quindi l’uguaglianza ha anche un significato sostanziale oltre che formale, poiché a tutti spetta il medesimo rispetto reciproco, indipendentemente dalle condizioni che possono generare differenze.

Quali sono, secondo lei, le forme più emblematiche di disuguaglianza nella società contemporanea italiana?

È fondamentale innanzitutto distinguere tra disuguaglianza e diversità; l’equilibrio tra uguaglianza e diversità deve essere tutelato e occorre che quest’ultima non si trasformi in sopraffazione e discriminazione, come avviene per esempio per ebrei, donne e migranti, la cui diversità finisce per risolversi in discriminazione. La Costituzione tiene presenti queste difficoltà e si pone un obiettivo molto importante: quello di rimuovere gli ostacoli (come lingua, sesso, religione, razza). 

 

Per quanto riguarda la figura del migrante, quali sono le possibili strategie per rimuovere gli ostacoli all’integrazione, come la Costituzione stessa ci impone?

Il problema nasce quando non si tratta più di accoglienza di singoli ma diventa un discorso di masse che si spostano: il problema diventa talmente grande che non può farsene carico un solo Paese. Si tratta di trovare soluzioni che tengano conto che i nostri ottomila chilometri di costa sono un confine europeo, non solo italiano. E da qui il problema dell’eventuale ripartizione dei migranti, che deve essere affrontata senza eccessi: tanto il pietismo quanto la spietatezza sono pericolosi.

 

I singoli cittadini come possono dare attuazione a questo importante principio di eguaglianza?

Con tutti gli strumenti del welfare state e con la collaborazione dei cittadini. La Costituzione ha riconosciuto l’importanza dell’impegno che i singoli possono svolgere in chiave di solidarietà. Si tratta del terzo settore, fondamentale per non correre il rischio che gli spazi vuoti vengano colmati dalla criminalità. Dobbiamo ricordaci che la solidarietà nasce dall’articolo 2, in cui si parla di riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo. La Costituzione però ci ricorda che essi hanno un’altra faccia, quella dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale. Questa è la chiave che consente di evitare che la diversità evolva in una forma di discriminazione o sopraffazione. 

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