A tu per tu con l'influencer che ci insegna ad affrontare le difficoltà
Simone Pedersoli è costretto in carrozzina da quando è piccolo: "Comunico la mia allegria nonostante i problemi causati dalla mia malattia"
Elio Sanchez | 14 April 2020

Simone Pedersoli ha 22 anni. Da quando è nato abita in un paesino chiamato Sacca in Provincia di Brescia. Quando ero piccolo i suoi genitori notarono subito le difficoltà che aveva nei movimenti. Dopo varie visite, i dottori gli diagnosticarono la SMA 2. È una malattia rarissima che con il passar del tempo indebolisce tutti i muscoli. Non ha mai camminato e, per spostarsi, già all’età di 3 anni utilizzava una carrozzina elettrica. La cosa che lo appassiona di più è la natura. Ama moltissimo gli animali, una passione che gli è stata trasmessa dalla mamma. Gli piacerebbe molto lavorare in tv, magari come presentatore. Ama tantissimo i social, ed è molto seguito su Instagram. Nel suo profilo troverai foto splendide che spiegano “la mia vita e la mia voglia di vivere”.

“Ciao Simone, Come stai?”

“Tutto bene, te? MI sto godendo il sole in terrazzo.”

“Bene, iniziamo. Sei estremamente seguito sui social, anche se non incarni gli standard dell'influencer. In che modo pensi di poter influenzare chi ti segue? Cosa cerchi di comunicare tramite i social?”

“Io principalmente non cerco di comunicare niente perché è nato tutto per caso. Ho iniziato facendomi il profilo Facebook, ho visto che avevo tanti like e tante richieste di amicizia, allora ho deciso di aprire il mio profilo Instagram. Ultimamente ho conosciuto Rocco Siffredi e Chiara Ferragni, quindi il mio pubblico è salito molto grazie alle foto con loro. Tante persone mi scrivono che gli do allegria però non sono io a volerla comunicare. Quello che comunico sicuramente è la mia allegria nonostante i problemi causati dalla mia malattia. Ora salgono i followers grazie anche al passaparola. Ho avuto i primi contratti per fare pubblicità e cose così, spero che in un futuro questo possa diventare anche un lavoro.”

“In questo momento storico così difficile è facile cadere nella depressione e nella tristezza, ma tu ci insegni che non mancano le cose da fare anche senza potersi muovere e soprattutto ad avere sempre il sorriso stampato in faccia. Cosa suggerisci a chi soffre la noia e rischia la depressione a causa della reclusione forzata?”

“Non so nemmeno io, quando ero piccolo ero sempre contento nonostante tutto, anche perché sono abbastanza libero. Mi son sempre spostato dove volevo, non ho mai avuto problemi di niente. Poi essendo nato così non la sento proprio niente. Per me questa è la normalità. Principalmente il mio tempo lo passo su Instagram per leggere tutti i messaggi e rispondere, cosa che prima non potevo fare perché non avevo molto tempo. Cerco cose nuove da pubblicare, fare una live una volta a settimana, faccio le videochiamate coi miei amici. Da quando i miei genitori mi mettono sulla carrozzina io sono autonomo, mi serve aiuto giusto per mangiare e per le dirette perché ho il telefono sul piedistallo e con le mani non ci arrivo.”

“In passato hai anche lavorato come bidello nella scuola superiore dove hai studiato. Pensi che gli adolescenti siano sensibili sul tema della disabilità? La scuola in che modo contribuisce?”

“Io a scuola mi son sempre trovato bene, non ho mai avuto problemi di bullismo e ho sempre trovato persone brave. Poi alla fine dopo un po' che mi conoscono è come normale vedermi così e che non c'è niente di diverso da loro.”

“E la nostra società in generale, quant'è sensibile? Dove è maggiormente carente secondo te?”

“Io non ho mai trovato difficoltà da nessuna parte, mi son sempre trovato bene con tutti, non so se è il mio carattere... Però cerco di evitare le associazioni per disabili, perché ti trattano come un bambino, non come una persona normale. Al mare nonostante esistano spiagge per i disabili, ho sempre preferito andare nelle spiagge normali.”

“Una delle frasi che troviamo più spesso sul tuo profilo Instagram è "La vita è una scuola e studiare è importate", nel periodo che hai passato a scuola hai mai avuto problemi con le barriere architettoniche?”

“No, c'era un ascensore bello, a volte non andava e alla fine stavo al piano terra. La mia classe è sempre stata al piano terra, i miei compagni di questo ne erano molto felici perché era quella più bella e grande. La mia era una classe generazione web, dove comunque tutti abbiamo fatto l'esame al computer quindi non ho ricevuto un trattamento diverso dai miei compagni.”

 

Commenti