La transizione verso se stessi: Giovanna Cristina Vivinetto e il suo Dolore Minimo
A ventiquattro anni ci racconta la sua transessualità in versi, dal dolore di non riconoscersi nel proprio corpo alla gioia di affermare la propria identità
Raisa Stoiean | 11 December 2018

Dolore Minimo è la tua prima raccolta di poesie. Raccontaci come è nata e come è stata pubblicata. I tuoi studi ti hanno avvicinata alla poesia?

Dopo il diploma di maturità classica conseguito a Siracusa, mi sono trasferita a Roma dove, all’università La Sapienza, mi sono laureata con lode in Lettere moderne. Adesso sono laureanda alla magistrale in Filologia moderna. I miei studi letterari, quindi, sono stati classici e tradizionali. È proprio negli anni del liceo che si è sviluppata la passione per la poesia. A infiammarmi erano gli splendidi versi di Foscolo, Leopardi, Pascoli, Montale, ma soprattutto la scoperta di quelli di Wislawa Szymborska grazie al mio docente di storia e filosofia. La pubblicazione di Dolore minimo è stata possibile grazie all’incontro con il poeta Franco Buffoni, direttore editoriale della collana Lyra Giovani dedicata alla migliore poesia italiana under 40 per l’editore Interlinea. Dopo esserci conosciuti al Salone del Libro di Torino nel maggio 2017, la stessa estate mi propose di leggere e valutare il mio manoscritto per un’eventuale pubblicazione. Gli piacque molto e ad agosto mi riferì la sua intenzione di pubblicarmi, dicendomi di essere in assoluto il poeta più giovane da lui scoperto in oltre trent’anni di “talent scouting”.

 

Nel tuo percorso di rinascita è stato importante il sostegno della tua mamma. Come ha influito nell’aiutarti a “partorire” il tuo io?

E chi altro è stato fondamentale in questo processo?

Mia madre è una persona splendida: sin dal primo momento mi ha supportata con un immenso amore. L’enorme affetto che mi ha dato in una fase cruciale e molto delicata della mia esistenza – quella, appunto, della transizione – mi ha permesso di diventare una persona completa, soddisfatta della propria vita e, in generale, serena. Complessivamente, direi che il supporto della mia intera famiglia mi è stato benefico: non mi ha mai dato motivo di sentirmi diversa o di percepire negativamente tutto quello che stavo facendo.

 

Molti giovani cercano di superare i confini ontologici in cui non si riconoscono più. Qual è il tuo messaggio per loro?

Quello che posso dire a loro è di seguire la propria felicità, anche a costo di dover superare enormi ostacoli. E, soprattutto, avere pazienza. Solo dilatando i tempi la conquista della propria identità avverrà nella piena consapevolezza e nella piena tranquillità.

 

Sappiamo che hai ricevuto sostegno da tante persone e realtà, ma anche che sei stata vittima di hate speech sul web. Puoi raccontarci degli uni e degli altri?

I social sono delle potenti armi a doppio taglio: mostrano le ambiguità del mondo in cui viviamo ma anche – a ben vedere e per fortuna – la parte sana di questa realtà. L’odio che ho ricevuto è stato un moto di violenza basato sull’ignoranza, sulla stupidità, sulla mancanza d’informazione e di cultura. In poche parole: sull’assenza totale del rispetto per le diversità. E questa è la forma d’odio più banale, prevedibile, proprio perché non è motivata ma dettata solo da pregiudizi e stereotipi. Il sostegno che ho ricevuto, invece, è stato di gran lunga maggiore e mi ha dimostrato come la migliore risposta all’odio è studiare, farsi una cultura, informarsi su ciò che ci circonda e, soprattutto, dimostrare tutto l’amore per la vita nonostante le difficoltà.

 

Nei tuoi versi parli di fratricidio fra la verità del tuo spirito e le menzogne del tuo corpo, di morte e rinascita. La ricerca della tua vera te è arrivata a destinazione?

Come dicevo sopra, oggi sono fondamentalmente una persona serena e lo sono non soltanto grazie all’affetto e all’intelligenza delle persone che mi circondano, ma anche perché la transizione mi ha permesso di guardarmi nel profondo e di capire cosa è essenziale e cosa non lo è. In particolare, ho compreso che una condizione di benessere deriva dall’interazione pacifica e armoniosa tra ciò che c’era prima e ciò che è adesso. Bisogna far comunicare le due “identità”, lasciare la porta aperta e mai, invece, rifiutare quel che si è stati prima. Bisogna ricordare che noi oggi siamo quel che siamo anche grazie a quello che eravamo prima. Senza questa condizione, non avremmo avuto la possibilità di crescere, di ricercare la felicità, di sbarazzarci di un involucro troppo stretto per mostrarci in tutto il nostro vero splendore.

 

Che consiglio dai ai giovani che aspirano a emergere nel mondo della poesia?

Sicuramente quel che posso dire è di leggere tanto, far propri i modelli dei grandi poeti del passato e del presente e, dopo averli assimilati con grande cura, sbarazzarsene per trovare la propria personale voce. Ritengo soprattutto che occorra leggere tanta poesia contemporanea per acquisire i mezzi di espressione più appropriati per l’attuale panorama poetico e per, eventualmente, rinnovarli con il proprio personale contributo. Guai ad avere smania di pubblicare. Anche qui vale quanto detto sopra: bisogna avere tanta pazienza, umiltà e predisposizione spassionata all’ascolto.

 

Quali sono i tuoi progetti letterari futuri?

Nella primavera 2019 una selezione di miei testi, editi e inediti, apparirà sul prossimo Quaderno di Poesia Contemporanea, edito da Marcos y Marcos. Si tratta della più importante antologia di poesia under 40 che, ogni due anni, raccoglie le sette voci più interessanti del panorama poetico italiano. Inoltre, tra la fine dell’anno e l’inizio del 2020 uscirà il mio nuovo libro di poesia, a cui ho iniziato a lavorare da qualche mese, per un editore importante e di cui sono davvero felice e orgogliosa.

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