Libri
Le librerie aperte infuocano il dibattito
C'è chi ha appoggiato e chi si è scagliato contro il Governo. Ma, al di là del gesto simbolico, è una scelta economicamente incoraggiante
Elio Sanchez | 16 aprile 2020

Con l’ultimo DPCM emanato dal Governo Conte, si dispone la riapertura delle cartolibrerie, delle librerie e di alcune attività commerciali. Nonostante questo, alcune regioni hanno continuato con la chiusura di tutto ad eccezion fatta delle farmacie, parafarmacie, supermercati e negozi che distribuiscono beni di prima necessità.

Su venti regioni, solo tre non hanno attuato le nuove norme: Emilia Romagna (solo nelle provincie più colpite), Lombardia e Sardegna. Su questa decisione del Governo ci son state molte critiche e la scelta è stata vista come "politica" più che volta ad agevolare i cittadini. Ma non solo: alcune librerie sul territorio nazionale hanno deciso comunque di non riaprire visto che non ci saranno molti clienti, mentre i proprietari devono pagare le tasse come se fossero aperti a pieno ritmo. "Non è un gesto simbolico ma il riconoscimento che anche il libro è un bene essenziale” le dichiarazioni del Ministro ai Beni e alle Attività Culturali Dario Franceschini, appoggiato dall'Associazione Italiana Librai si è dichiarata favorevole alla riapertura.

Al contrario, alcuni governatori delle regioni come Fontana (Lombardia) hanno immediatamente emanato ordinanze che prorogano le misure restrittive sino al 3 maggio. Nella stessa categoria dei librai, ci son state molte voci contrastanti. Alcune delle domande poste dal LED (Librai Editori Distribuzione in rete) attraverso una lettera aperta, son quelle: “Con che condizioni si riaprirà? Come possiamo sanificare ogni libro quando qualcuno li sfoglia?”. E c’è anche il timore che la riapertura diventi un’occasione per uscire di casa, ma che vengano cancellati gli ammortizzatori sociali ora consentiti (possibilità di cassa integrazione straordinaria, accessi a contributi pubblici, agevolazioni fiscali).

Ma una cosa è certa: con tutte le difficoltà che questa situazione sta comportando, è ingiusto non gioire per la riapertura delle librerie: come scelta simbolica ma anche come segnale di un tentativo di ripresa che, per una volta, comincia dalla cultura.

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