Tra casting televisivi e sindrome di Alzheimer, la vita scombussolata di Heidi
Il nuovo romanzo di Francesco Muzzopappa, edito dalla Fazi Editore
Serena Mosso | 14 giugno 2018

Io non sono felicemente incasinata. Sono incasinata e basta.

Chiara Lombroso ha trentacinque anni e ha tutte le caratteristiche per cui un certo humour in voga oggi nei social la definirebbe “una di noi”: è single, non ha esattamente le idee chiare su chi sia e cosa stia cercando dalla vita, adora mangiare (“L’unica disciplina sportiva a cui mi dedico con costanza è masticare, soprattutto carboidrati”) e la sua personalità presenta il giusto mix tra umorismo e cinismo (“No, non voglio figli. Del mio orologio biologico me ne frego. Gli ho tolto le batterie da tempo”). Una giovane donna in carriera pienamente calata nel suo tempo, sospesa tra la frenesia milanese e una vaga e lenta malinconia. Alla Videogramma, azienda di contenuti per cui lavora, arriva un nuovo e abominevole capo: lo Yeti, che minaccia da subito licenziamenti lampo per i dipendenti che non porteranno nuovi format a breve. Questo per Chiara potrebbe essere un problema: lei non è un’autrice di format ma una casting director, che passa le sue giornate – e alcune tra le pagine più esilaranti del romanzo – a fare provini ad aspiranti artisti da strapazzo. Come se non bastasse, riceve una chiamata dalla casa di cura Anni d’Argento: suo padre, affetto da demenza senile, ha cominciato a lanciare oggetti ed è diventato talmente ingestibile da non poter più continuare la degenza lì. In attesa di una nuova e definitiva collocazione, Chiara lo accoglie temporaneamente in casa. Lo sistema nella sua “stanza delle cose”: un ripostiglio dove finiscono la posta non letta, i vestiti mai usati e tutte le cose che non trovano posto nella sua vita frenetica fatta di zero tempo libero e lavoro h24.

Il nuovo periodo di convivenza forzata non inizia certo all’insegna delle più rosee prospettive: Massimo Lombroso è stato un critico letterario arrogante, “anaffettivo nell’animo”, “accanito e burbero, misogino per giunta”. Un padre che non ha mai mostrato interesse a costruire un legame con la figlia. Ma l’Alzheimer ha azzerato la sua misantropa personalità nei confronti del mondo e della figlia. Di lei sembra anzi ricordare unicamente le cassette del cartone Heidi che guardavano insieme. La chiama addirittura Heidi, è convinto di essere il nonno e passa le prime nottate a cercare Fioccodineve dappertutto (persino nei cassetti perché, si sa, le capre sono capaci di cacciarsi ovunque). E quando Chiara trova per lui un infermiere troppo bravo e bello per essere vero, come pensate che lo chiamerà il padre? Ovviamente Peter.

Heidi è il nuovo romanzo di Francesco Muzzopappa, edito da Fazi Editore, ed è uno scaltro viaggiatore nella terra di mezzo tra il tenero e l’esilarante. A pagina 6 hai già trovato quattro citazioni che ti hanno fatto morire dal ridere. Ogni frase è una goduria, ogni paragrafo ha senso dell’umorismo e guarda all’attualità con occhio giovane e critico. È un romanzo ritmato, ganzo, spigliato. E ammantato di una delicata profondità quando approccia al tema dell’Alzheimer e al suo decorso: la difficoltà di chi accudisce – fatta di premure, apprensione, scatti di rancore, sensi di colpa, spaesamento, commozione – e di chi è accudito – il non riconoscere i familiari, la lentezza nei pensieri e nei movimenti, l’ingiustificata felicità per ogni piccola conquista, come riuscire liberamente a muovere le dita dei piedi nelle pantofole –.

La convivenza forzata cambierà Chiara? Un po’, ma non troppo.

Ed è questo il bello – uno dei tanti – del libro di Francesco Muzzopappa: una perfetta commedia americana (di quelle buffe e delicate con Kate Hudson, hai presente?) ma non di quelle che prendono la protagonista e la rivoltano facendo di lei l’irraggiungibile versione politically correct. Chiara resta la se stessa un po’ sclerata, ma più acclimatata.

Tra i tanti i personaggi secondari irresistibili un occhio di riguardo va al cameraman Lorenzo, braccio destro di Chiara col sogno di diventare speaker radiofonico. Per prepararsi al meglio frequenta corsi di dizione e Muzzopappa, quando Lorenzo parla, usa la trascrizione fonetica per meglio rendere l’idea dell’incomprensibilità. Una recensione a parte la meriterebbero gli artisti che Chiara e Lorenzo provinano: una savana di casi umani buffissimi – come lo sono gli sgangherati format che Chiara propone allo Yeti per scampare al licenziamento – che fanno di questo romanzo una lettura che fa ridere dall’inizio alla fine.

Ti piacerà questo libro se: non temi la poetica decadenza della vita. E se hai apprezzato Ella & John.

In tre parole per me: frenetico, frizzante, giovane.

Personaggio minore preferito: le Mio Dio, “un coro di suore attempate, vecchie fan dei Rolling Stones, che interpretano in chiave ecclesiastica i loro successi […]. La più anziana, novantasette anni, riesce a ballare nonostante il femore in fibra di carbonio”.

 

Frasi e citazioni da Heidi:

“L’unica disciplina sportiva a cui mi dedico con costanza è masticare, soprattutto carboidrati.”

“Se sono stata progettata per espandermi nel cosmo è inutile oppormi.”

“Si prova un gran sollievo quando la routine ti obbliga a vedere gente che sta peggio di te. Ci si sente meno strani.”

“Certi cani meriterebbero l’Oscar.”

“Niente, devo pensare a mio padre come a un progetto di scienze: difficile ma utile.”

“Fisso il soffitto riempiendolo di perplessità su chi sono e cosa cerco. So che non è molto saggio attendere risposte da un intonaco, ma io resto lì, con gli occhi spalancati.”

“Non che a Cenerentola sia andata meglio. Il principe azzurro l’ha riconosciuta non dalla faccia ma dalla scarpa.”

“Scaccio una mosca posata sul bordo del suo piatto.

Non farlo, urla mio padre

Perché?

Potrebbe essere Kafka.”

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