Dall'album al libro
Il darkettone ottimista
Abbandonati i panni del rapper e indossati quelli più accoglienti del cantautore, Nesli parla del suo libro e del suo primo album live
Chiara Colasanti | 22 October 2015

Come mai ti sei cimentato nella scrittura di un libro?

Me lo chiedevano tante persone: avevo una storia da raccontare, la mia, e volevo misurarmi nella scrittura. Lo leggi e sembra romanzato, ma è tutto vero: è un romanzo ispirato alla mia vita. È da un po' che ci stavo lavorando: c'è tanto di me e mi sono vergognato un po', anche perché ho scritto in maniera dritta e cruda, che lascia poco spazio all'interpretazione. Per me scrivere una canzone è divertente, scrivere un libro molto meno: ci tengo a ribadire che sono un cantante e scrivo canzoni, non sono uno scrittore. 

Ma scrivere questo libro ha influenzato la tua modalità di approccio alla scrittura in generale? Scrivere canzoni è diverso dallo scrivere un libro, no?

Se rispondessi no direi una bugia.In realtà mi ha già influenzato: alcune pagine potrebbero diventare canzoni ed entrambe le modalità di scrittura si sono contaminate a vicenda. in una canzone devi avere il dono della sintesi: devi dire tanto in poco. Mi affascina tantissimo Vasco perché dice qualcosa  di profondo  con parole molto semplici.Quando ti misuri con un libro devi scrivere tanto, avere qualche tecnica narrativa.Ringrazio moltissimo Valentina Camerini per avermi aiutato a mettere in ordine questo caos.

Nel tuo libro hai raccontato la tua vita fino a qui: hai il timore di aver tralasciato qualcosa?

Più che altro ho paura che qualcuno leggerà qualcosa che non gli piacerà: in queste notti mi veniva in mente "ma quella cosa l'ho messa? no, dimmi che non l'ho messa!".Diciamo che è sato bello tosto da scrivere: la mente ricorda come le pare, c'è stato un bel processo di analisi. Forse quello che mi ha messo più in difficoltà è stato il capitolo sulla mia famiglia, ma al tempo stesso è quello che mi emoziona di più e che considero più formativo.

Hai scritto per il tuo pubblico o per te?

Ho scritto per me, consapevole che ci sarebbe stato qualcuno che lo avrebbe letto: la dedica iniziale e quella finale parlano chiaro.Mi aspetto che non venga travisato e che il pregiudizio venga un po' limato, visto che dire "abbatterlo" sarebbe un po' troppo. Sono figlio del pregiudizio ed è stato parte fondamentale della mia gavetta. Inizialmente era mio nemico; poi ho capito che invece era da spiegare e per farlo ho avuto la fortuna di partecipare al Festival di Sanremo.

Hai mai avuto l’ansia da foglio bianco? 

Quando facevo rap a volte mi prendeva. Adesso no perché non mi metto davanti al foglio bianco se non ho già un quarto della prima strofa “decente”  in testa.

Hai più volte usato l’espressione “quando facevo rap”: com’è stato abbandonare quel genere per ritrovarsi in un’altra definizione?

Dico che ho smesso di fare rap perché sono due mondi completamente separati, sia per rispetto di chi fa rap che per evitare di lasciarmi aperto questo    spiraglio solo perché adesso un po’ funziona. Ho capito che scrivevo in maniera diversa ed ero una mosca bianca: questa modalità di scrittura mi viene molto più naturale. Non era il mio mondo, è stato utile dirlo, ammetterlo per poi dimostrarlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti