Musica
Tre allegri ragazzi inumani
Tre allegri ragazzi inumani
Nuovo album per la band di Pordenone, fra nuove sonorità e featuring interessanti
Lorenzo Sorà | 1 July 2016

L’album si intitola Inumani: perché questo titolo e qual è la differenza rispetto al termine “disumani” per voi? Inumani è sia un aggettivo che un sostantivo. Gli Inumani sono un gruppo di super eroi creati da Jack Kirby alla fine degli anni ‘60. Sono degli umani mutati che vivono nella città di Attilan. Un poco ci assomigliano, anche se loro sono una monarchia, noi siano tutti allegri ragazzi morti.

Il disco è l’ultimo della trilogia: qual è il fil rouge? Quello che tiene assieme i tre dischi Primitivi del futuro, Il giardino dei fantasmi e Inumani è la collaborazione con Paolo Baldini, e un viaggio nelle musiche diciamo esotiche, dal reggae alla cumbia, passando per la musica etnica africana. Con questi tre dischi abbiamo trovato una libertà nuova. 

Quali sono i temi affrontati in questo album? Possiamo definirlo un album eterogeneo. La scrittura dei Tre allegri si è aperta a nuovi artisti come Ale del Pan del diavolo, Vasco Brondi, Maria Antonietta e Alex Ingram. Ci sono molte storie al femminile, altre che si sono capite meglio solo dopo che sono state pubblicate, quasi premonizioni. C’è la nostra solita attenzione per la diversità. Ci sono città, come Milano, e la Luna, che è la nostra ispirazione, come per i pirati di tutto il mondo.

Dal punto di vista musicale ci sono innovazioni o evoluzioni? Tecnicamente è un disco che ripercorre molte delle forme che la nostra musica ha assunto in questi anni, però in una forma nuova. Direi Tre allegri ragazzi morti 2.0.

Com’è nata la collaborazione con Jovanotti? Qual è il bilancio di questa collaborazione? Affinità di spirito: la musica è un grande collante, mette assieme le persone. Abbiamo accompagnato Lorenzo nella sua prima tournè negli stadi e poi siamo rimasti vicini. In questa grande città è già un classico del nostro repertorio a soli due mesi dall’uscita del disco e Persi nel telefono sarà il prossimo singolo. Jova lo portiamo sempre con noi.

Nell’album è contenuta una cumbia. Perché questa scelta?

Ci siamo innamorati di questa forma musicale nata in Colombia nel 2001, e ne diamo una versione italiana, “milanesa” per essere precisi. La cumbia ha già declinazioni italiane: ho ascoltato esperimenti di cumbia genovesa e di cumbia pesaresa molto interessanti. Preparatevi a ballare quella degli allegri ragazzi morti! 

 

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