Calcio femminile, dal boom di inizio secolo alla rinascita dopo i Mondiali 2019
Storia di uno sport storicamente considerato maschile ma che è riuscito a imporsi grazie a pioniere come Betty Vignotto
Benedetta Piatti | 12 April 2021

“Ogni volta che una donna lotta per sé stessa, lotta per tutte le donne.” Questa frase della poetessa americana Maya Angelou, riassume il percorso che molte donne hanno dovuto e devono ancora percorrere per praticare la loro più grande passione: il calcio. Alex Morgan, Megan Rapinoe, Sara Gama, Cristiana Girelli e Shanice Van de Sanden sono solo alcune protagoniste dell’ultimo mondiale di calcio femminile, vetrina di uno sport che da quell'evento ha accattivato circa 1,2 miliardi di telespettatori che hanno seguito, sostenuto e apprezzato le 24 squadre in gioco.

Il boom di inizio secolo

Eppure non è sempre stato così: un tempo il calcio femminile era apprezzato e giocato agli stessi livelli di quello maschile. Ci troviamo in Gran Bretagna nel 1920, più precisamente, il giorno di Santo Stefano. Sul campo di Goodison Park sono schierate, da una parte, la Dick Kerr’s Ladies Football Club, dall’altra la St Helene’s Ladies. Le due squadre, che di lì a poco avrebbero disputato la partita, sono circondate da un pubblico che conta oltre 53mila persone. La Prima Guerra Mondiale che qualche anno prima aveva devastato l’Europa, obbligando molti mariti ad abbandonare le loro mogli, portò queste ultime a lavorare in fabbrica e passare il tempo, tra un turno di lavoro e l’altro, giocando a pallone. Fu proprio così che si iniziarono a formare le prime squadre femminili. Un esempio è proprio quello della Dick Kerr’s Ladies Football Club nata nel 1894 e composta da operaie della fabbrica di Preston, Lancashire. Questa squadra garantiva alle sue beniamine uno stipendio, alcuni benefit e la possibilità di andare in trasferta.  Il calcio femminile raggiunse i campi da gioco di Francia e Scozia; tanto che la prima partita internazionale di cui si hanno notizie certe fu disputata in terra inglese nel 1917, tra la Dick Kerr’s Ladies Football Club e una squadra francese.

Battuta d'arresto

Tuttavia, dopo questo primo boom del calcio femminile, si assistette ad un inesorabile declino. Nel 1921 la Football Association vietò di giocare a calcio alle donne inglesi: la guerra era finita e gli uomini stavano rientrando in patria, ripopolando fabbriche, case e campi da gioco. Nonostante ciò questo sport amato da moltissime donne riuscì a diffondersi sia in Europa che in Nord America.

In Italia

Terminata la Seconda Guerra Mondiale, in Italia, si instaurò una vera e propria struttura per il calcio femminile che trovò la sua massima espressione, prima con la fondazione, a Trieste, della Triestina e delle ragazze di San Giusto, e poi nel capoluogo partenopeo, con la nascita del Napoli femminile. Per arrivare, nel 1968, con l’instaurarsi delle Federazione Italiana Calcio Femminile. Vent’anni dopo si assisterà all’entrata di questa associazione nella FIGC, la Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Pioniera

Una delle pioniere del calcio femminile italiano è senza dubbio Betty Vignotto. Ragazza veneta, classe 1954, iniziò la sua carriera da calciatrice nel 1970, allenandosi con i ragazzi del San Donà. All’esordio con la squadra milanese Gommagomma, vince lo scudetto. Se né aggiudicherà un altro, una volta trasferitasi a Torino. Ritornata in terra natale, entra a giocare nel Gamma3 Padova, il quale conquista due scudetti. La Vignotto continua a dominare la classifica marcatori, tanto che nel 1972 riesce a mettere a segno ben 56 gol, record non ancora battuto. Quattro scudetti consecutivi, un record imbattuto, Betty Vignotto è la regina del periodo. Infine, non mancano i trionfi con la Nazionale: 109 presenze e 107 gol.

Abbiamo visto come la storia del calcio femminile sia stata ed è tutt’ora un’altalena continua. È solo grazie alle cosiddette “Signore del Kerr” e a pioniere come Betty Vignotto che nel 1991 si disputò il primo campionato del mondo di calcio femminile in Cina e nel 1996 questo sport praticato anche dalle donne sbarcò alle Olimpiadi di Atlanta.

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