"Mamma, ma quanto posti su Instagram?"
" Preferisco mettere solo una foto, troppe mi rovinano il feed."
La GenZ sta mostrando un nuovo rapporto con i social, che è tutto l’opposto rispetto a quello per cui il Social era nato. Trent’anni fa il Web -Google, Facebook, vari Blog e poi Instragram- nascono nel tentativo di mettere un numero sempre maggiore di persone in comunicazione: condividere libri, mettere foto delle vacanze, postare citazioni o opinioni. Oggi i profili delle e dei giovani hanno molto spesso una sola cosa in comune: 0 post e nessuna attività. Si sta diventando passivi?
Intorno alla prima decade degli anni duemila, Instagram veniva continuamente usato per aggiornare e aggiornarsi. Aggiornare gli altri delle nostre attività, dei nostri obiettivi raggiunti, di quello che ci succedeva o che pensavamo. Il Social ha vissuto il suo periodo di “boom” intorno al 2015/16, per poi acuirsi durante la Pandemia: era un centro di navigazione, spesso in incognito, per le vite degli altri. Quante ore abbiamo passato a guardare le foto dei viaggi dell’amico, tra invidia e rammarico? Tante. Così aggiornarsi era diventato non leggere il giornale o scrivere ai cari come stessero, ma aprire Instagram e vedere gli ultimi post della rivista e mettere like alle foto o storie dei parenti.
I due fattori scatenanti
Nel mentre però, mi sembra, che nel mondo del Web siano mutate due cose: Instagram ha introdotto i reel e su Internet è apparso Linkedln.
Primo caso, i reel: il video breve, della durata massima di un minuto (anche perché di più, al momento, non siamo in grado di seguire qualcuno che parla sullo schermo), era una funzione del solo Youtube, agli arbori, e poi di Musical.ly, tramutatosi in Tik Tok. Mentre prima il video su argomenti vari i era relegato a un’applicazione specifica, ora è entrato anche in una che inizialmente aveva un’altra funzione. Che l’obiettivo dei video sia informativo/pubblicitario solamente è da analizzare, ma sicuramente, e la Pandemia ha agito in negativo in questo, ora non è il solo. La dinamica per cui ci si trova ad aver buttato anche ore al telefono prende il nome di Scrolling, in italiano è diventato Scrollare. Con l’indice della mano a un video ne facciamo seguire un altro e così fin quando ce ne accorgiamo. Accorgersene è il problema principale, e questo accade quando il nostro cervello si stanca, si annoia talmente tanto che alla fine chiudiamo l’applicazione.
Instagram così, da un lato si è trasformato anch’esso nel luogo dello Scrolling o del Brain Rot, il deterioramento cognitivo da poco evidenziato dagli specialisti: per cui non postiamo, non reagiamo alle vacanze altrui, ma apriamo il social solo quando vogliamo straniarci dalla realtà. Dall’altro invece, non usiamo più l’applicazione perché percepiamo a priori la stanchezza che ci provocherà: clicco sulla casella di IG (Instagram), guardo passivamente qualche storia di amiche e amici, scorro verso il basso per vedere qualche post, entro nei reel e passo dieci minuti a vedere video che non ricorderò mai.
Altro punto, l’arrivo di Linkedln e con lui tutti i siti che aggiornano sulla vita delle persone. La vita, o meglio, il lavoro. Il secondo elemento da rilevare è la constatazione che la nostra vita, che sia per questioni economiche, culturali e sociali, si è trasformata in lavorare. Linkedln nasce con l’intento di presentarsi, tramite dei profili, con il proprio curriculum: la nostra identità continua a vivere sul sito sulla base di quello che abbiamo fatto, i risultati che abbiamo ottenuto e andremo ad ottenere. Si possono ripostare opinioni, successi di aziende, partiti, ma tutto con l’intento di dimostrarsi attivi.
Il Web si è scisso: esiste un posto dove si può spegnere il cervello ma rimanere connessi, Instagram, e uno in cui si esiste solamente come profili pronti a iniziare nuove esperienze lavorative, nuovi progetti di gruppo, nuove conoscenze professionali, sempre e comunque. Se ci fate caso, il secondo è anche molto più invasivo del primo: le caselle di posta elettronica risultano intasate di “Nuovo progetto lanciato: vieni a vederlo”. Instagram invece, si è ormai arreso a messaggi nostalgici “Ecco cosa è successo quando eri via”.
Dai social non ci toglieremo. L’idea di rimanere connessi e di sapere, in potenza, quello che stanno facendo gli altri ormai è parte del nostro vivere nel mondo, e non necessariamente è un male. La vera azione di libertà dovrebbe essere riprendersi, pienamente coscienti, il nostro spazio di connessione, come vogliamo noi e quando vogliamo noi.




