Il futuro del live è… streaming?
L’impatto della pandemia sulla musica dal vivo e l’opzione streaming: come un live c’è solo un live
Chiara Colasanti | 3 September 2020

L’estate 2020 verrà ricordata sicuramente come l’estate “meno estate” degli ultimi anni e, per gli appassionati di musica dal vivo, l’estate in cui poter andare a un concerto è stato decisamente un miracolo.

Senza entrare nel dettaglio della quantità di lavoratori dell’indotto della musica dal vivo che sono rimasti senza lavoro e quindi la crisi che il settore sta attraversando, la quantità minima di concerti di quest’estate ha fatto apprezzare ancor di più quei pochi concerti a cui, con le dovute precauzioni e accortezze, si è potuti andare.

Certo, l’esperienza non è la stessa: se si balla, si balla sul posto e alla giusta distanza di sicurezza da chi non conosciamo; si può cantare a squarciagola, ma da dietro la mascherina e, in generale, c’è da stare più attenti che mai, per evitare di essere un pericolo per se stessi e per gli altri. Ma l’impatto della musica dal vivo non cambia: quello che succede dentro ognuno di noi quando siamo esposti all’onda d’urto emotiva che scaturisce dagli strumenti suonati davanti ai nostri occhi rimane invariato e, in un momento di cambiamenti radicali e spaventosi come quello che stiamo vivendo, probabilmente è una delle poche certezze a cui potersi aggrappare.

L’opzione della musica dal vivo trasmessa in streaming per arrivare a quante più persone possibili (come nel caso di Heroes, concerto i cui proventi sono andati in beneficenza ai lavoratori del settore colpiti dalla crisi) è un’opzione comprensibile per cercare di mantenere in piedi il settore, ma non è neanche lontanamente pensabile che sia una modalità di sostituzione a lungo termine della musica dal vivo.

A-live e Futurissima.net sono solo due nomi di piattaforma per lo streaming di eventi dal vivo: come questi due servizi ne stanno nascendo molti altri, per cercare di sopperire alla mancanza (forte) che in molti, moltissimi sentono della musica dal vivo.

Ma sarà davvero questa la soluzione? Potrà esistere mai un sostituto digitale di un’esperienza così profondamente d’impatto “nella vita reale”?

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